«Ora che tuo figlio è seduto sul divano, mi trasferirai la pensione», disse Marina alla suocera.

Marina non riusciva a smettere di pensare a quel martedì pomeriggio. Quella giornata aveva un sapore strano, come se qualcosa stesse per accadere, qualcosa di che non avrebbe mai immaginato. La sua vita con Andrey sembrava perfetta in superficie, ma dentro di sé c’era sempre una sensazione di incompleto, di vuoto che non riusciva a colmare. E quel pomeriggio, quando si rese conto di aver dimenticato il caricabatterie, decise di tornare a casa per prenderlo. Non avrebbe mai pensato che quella piccola deviazione avrebbe cambiato tutto.

Quando varcò la porta, il suono della televisione la colpì immediatamente. Una scena di un gioco medievale, con battaglie e cavalieri, riempiva la stanza. Andrey, il suo marito, era seduto sul divano, completamente immerso, un joystick in mano, completamente assorbito da quello che stava facendo. Un’ondata di rabbia la investì. Come aveva fatto a non accorgersi di quanto fosse cambiato? Si avvicinò con passo lento, cercando di non far sentire la sua irritazione, ma il cuore le batteva forte.

“Amore, cosa stai facendo?” chiese, cercando di mantenere una calma che non riusciva più a provare.

Andrey, senza distogliere lo sguardo dallo schermo, rispose con una voce monotona: “Un altro livello.”

Marina cercò di non lasciarsi sopraffare, ma dentro di sé sentiva una crescente frustrazione. Non era il gioco in sé che la disturbava, ma il fatto che Andrey sembrava essere così disconnesso dalla realtà che li circondava. Una parte di lei voleva urlare, ma si limitò a fare un respiro profondo e uscì di casa. Quella scena non le dava pace, e sapeva che qualcosa non quadrava.

Nei giorni seguenti, Marina cominciò a notare che Andrey tornava sempre a casa alla stessa ora, in modo quasi rituale. Ogni giorno, alle 19:30 in punto, il suo marito arrivava, con la stessa espressione vuota, senza alcuna variazione nel suo comportamento. Non c’era mai stato un ritardo o un cambiamento, come se il suo lavoro fosse diventato una routine meccanica, senza alcuna emozione o sorpresa.

Un giorno, mentre faceva la spesa al supermercato, Marina incontrò Oksana Petrovna, una delle colleghe di Andrey. Era un incontro casuale, ma la conversazione che ne seguì la lasciò scossa.

“Come va Andrey con il suo nuovo incarico?” chiese Oksana con un sorriso affabile.

Marina si fermò, confusa. “Nuovo incarico?” ripeté, cercando di capire.

Oksana, senza un accenno di esitazione, rispose: “Non ti ha detto che è stato licenziato? Da tre settimane ormai.”

Marina rimase paralizzata. Un’ondata di gelo le percorse la schiena. Tre settimane senza che lei sapesse nulla. Tre settimane in cui Andrey, il suo marito, aveva nascosto quella verità. Aveva mentito ogni giorno, fingendo che tutto andasse bene. Marina non sapeva cosa dire. Le parole sembravano non avere senso, come se fossero sparite, svanite nell’aria.

Il ritorno a casa fu un cammino inesorabile. Quando varcò la soglia, Andrey era seduto esattamente come l’aveva lasciato: sul divano, il joystick in mano, immobile davanti alla televisione. Marina lo osservò per un attimo, come se fosse una persona estranea. La rabbia che provava non aveva più parole, solo una furia silenziosa che cresceva dentro di lei. Non riusciva a capire come avesse potuto farle una cosa del genere.

“Tre settimane, Andrey,” disse infine, la voce glaciale. “Mi hai mentito ogni giorno per tre settimane.”

Andrey alzò lo sguardo, ma non c’era sorpresa o rimorso nei suoi occhi. Solo una calma imperturbabile. Si alzò dal divano, ma la sua postura non tradiva alcuna emozione. “Odiavo quel lavoro,” disse lentamente. “Non potevo più farlo. Non ne potevo più di quella vita. Ma non sapevo come dirtelo.”

Marina lo guardò, incredula. Ogni parola che usciva dalla sua bocca sembrava un altro strato di inganno. “E ora? Cosa faremo adesso?” chiese, senza davvero aspettarsi una risposta.

Andrey si allontanò, camminando per la stanza. Non c’era nulla in lui che potesse rassicurarla. Niente di cui fidarsi. Ogni parola che diceva sembrava svuotata di significato. Marina si rese conto che qualcosa era cambiato irreparabilmente. Non c’era più spazio per le scuse, per le giustificazioni. La casa che una volta aveva condiviso con Andrey ora le sembrava un posto che non apparteneva a nessuno. La sua presenza lì, a far finta di niente, lo rendeva ancora più estraneo.

La casa era diventata vuota, come una partita che non valeva più la pena giocare. Le risate che avevano un tempo condiviso, le conversazioni, i sogni, tutto sembrava così lontano. Marina aveva sperato che tutto potesse tornare alla normalità, che forse fosse solo un periodo difficile. Ma la verità era che Andrey non era più la persona che aveva sposato. Non lo riconosceva più.

“Non posso più fare finta che vada tutto bene,” disse Marina, la voce rotta, ma ferma. “Non posso vivere in una casa con qualcuno che mi mentirà ogni giorno. Non posso farlo per sempre.”

Andrey la guardò, ma non rispose. Solo un lungo silenzio riempì la stanza. Fu come se il mondo intorno a loro si fosse fermato. Marina si voltò e se ne andò, lasciando Andrey da solo, circondato dalle sue bugie e dal suo silenzio.

Quando la porta si chiuse dietro di lei, un peso immenso si sollevò dalla sua anima. Non aveva idea di cosa sarebbe successo dopo, ma una cosa era certa: la sua vita non sarebbe mai più stata la stessa.

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