Lena era nervosa, ma anche felice. Oggi, per il suo trentesimo compleanno, aveva voluto che tutto fosse perfetto. Il ristorante nel cuore della città era il suo posto preferito, elegante ma accogliente. Gli amici più cari, i colleghi e alcuni ospiti selezionati avevano accettato l’invito, e l’atmosfera era quella giusta per festeggiare. L’abito color notte che indossava la faceva sentire speciale, e il sorriso di Antonina Serhiivna, sua madre, le dava il supporto di cui aveva bisogno. L’inizio della serata sembrava promettente, e Lena sperava che almeno per una volta potesse dimenticare le difficoltà con sua suocera.
Quando Tamara Ihorivna aveva detto al telefono che non sarebbe venuta, Lena aveva provato un senso di sollievo misto a un po’ di dispiacere. I rapporti con sua suocera erano sempre stati complicati, ma quella sera sembrava che finalmente potesse godersi la festa senza intromissioni.
Eppure, quando il cameriere stava alzando il bicchiere per il primo brindisi, le porte del ristorante si spalancarono improvvisamente. L’ingresso di Tamara fu imponente, vestita di nero, con lo sguardo tagliente e le labbra strette. In un istante, l’atmosfera allegra e rilassata cambiò.
“Musica, abbassatela!” ordinò Tamara con voce forte, facendo fermare tutto intorno a lei. Tutti si voltarono, sorpresi da quell’entrata teatrale. Pavlo, confuso, cercò di avvicinarsi. “Mamma? Ma avevi detto che non venivi…”
Tamara non lo guardò nemmeno, passando oltre di lui e dirigendosi al centro della sala. Non un saluto a Lena, non un augurio. Con un sorriso perfido, cominciò il suo discorso. “Cara Lena, che fortuna hai avuto con Pavlo. Un uomo davvero speciale! Peccato che tu, figlia di una semplice donna delle pulizie, non sia davvero degna di lui, ma hai trovato il modo di inserirti nel nostro mondo.”
Il gelo scese immediatamente. Gli ospiti non sapevano cosa fare. Alcuni abbassarono lo sguardo, altri si scambiarono sguardi imbarazzati. Lena, ferita e umiliata, guardò sua madre Antonina, che si alzò immediatamente, pronta a intervenire. Un silenzio pesante avvolse la stanza, mentre Lena sentiva le lacrime salire agli occhi. Ma Antonina, con forza e dignità, prese la parola.
“Tamara, è abbastanza,” disse con calma, “sappiamo tutti chi sei e cosa pensi, ma non permetterò che rovinino la festa di mia figlia. La tua ospitalità non è gradita qui.”
Lena, col cuore che batteva forte, si sentì sollevata dal coraggio di sua madre. Nonostante l’umiliazione, quel gesto le diede una nuova forza. La serata, pur con la sua ferita, sarebbe stata comunque speciale.