Elena Nikolaevna si trovava ancora immersa nei suoi pensieri, seduta sul divano della sua casa di campagna. Le parole di Dasha continuavano a risuonare nella sua mente. Non riusciva a capire perché i suoi figli, ormai adulti, non riuscissero a vedere quanto fosse importante per lei mantenere la casa di campagna. La casa di suo marito, che lui aveva curato con amore per anni, non era solo un luogo fisico, ma un legame profondo con il passato.
Il suono del telefono la scosse dai suoi pensieri. Era sua sorella, Zoya, che la invitava a venire da lei. “Vieni, Lena, non ci sentiamo da troppo tempo, ho bisogno di parlare con te,” aveva detto Zoya con la sua solita calma. Elena sapeva che sua sorella, nonostante i suoi novantadue anni, aveva sempre una visione chiara delle cose. Nonostante la distanza, sapeva che Zoya sarebbe stata una spalla su cui poter contare.
Il viaggio verso Mosca le permise di riflettere ancora di più sulla situazione con Dasha e Kostya. Perché avevano così tante aspettative? Quando era il momento di dare loro un po’ di indipendenza, si sentivano abbandonati. Elena si fermò un attimo a pensare a quanto suo marito avesse sacrificato per costruire quella casa. Ogni angolo, ogni fiore nel giardino era frutto della sua dedizione. E ora, Dasha sembrava non capirlo.
Arrivata a casa di Zoya, Elena fu accolta con un caldo abbraccio. Zoya, come sempre, sembrava non invecchiare mai. “Siediti, Lena,” disse Zoya, “Ho qualcosa di importante da dirti.” Mentre Zoya parlava delle sue esperienze, Elena sentì una certa pace invaderla. “Non dare loro niente, Lena. Non stanno soffrendo, ma solo cercando di ottenere più di quanto spetta loro,” disse Zoya con una tranquillità che solo l’esperienza poteva dare.
Le parole di Zoya risuonarono nella sua mente mentre Elena si preparava a tornare a casa. Non avrebbe ceduto. La casa di campagna era il suo ricordo, il suo legame con il passato. E ora sapeva che doveva proteggerla.